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Cosa dice davvero la scienza?
Quando si parla di sport e scoliosi nei bambini e negli adolescenti, esistono ancora molte convinzioni difficili da superare. Una delle più diffuse è che il nuoto sia lo sport ideale per la schiena, quasi una vera e propria terapia per la scoliosi. Allo stesso tempo, per anni sono stati guardati con sospetto gli sport asimmetrici, come il tennis, la scherma o il lancio del giavellotto, perché prevedono movimenti ripetuti prevalentemente da un lato del corpo. Ma è davvero necessario scegliere uno sport “simmetrico” per proteggere la colonna di un bambino? La risposta è più complessa di quanto possa sembrare.
Il nuoto cura la scoliosi?
Per molto tempo il nuoto è stato considerato lo sport terapeutico per eccellenza per i problemi della schiena. Ancora oggi capita frequentemente che a un bambino con scoliosi o con un atteggiamento posturale venga consigliato di andare in piscina proprio con l’idea di
“correggere” la colonna. Ma bisogna distinguere due concetti: fare attività fisica e nuotare fa bene alla salute; il nuoto, però, non può essere considerato una terapia specifica per la scoliosi.
Cosa ci dice uno studio del 2015?
Uno studio pubblicato sul Journal of Pediatrics nel 2015 ha confrontato 112 giovani nuotatori agonisti con 217 ragazzi di controllo, con un’età media di circa 12 anni e mezzo. I ricercatori hanno osservato una maggiore frequenza, nei giovani nuotatori, di alcune caratteristiche della colonna e del tronco, tra cui asimmetrie del tronco, ipercifosi e iperlordosi. Nelle ragazze è stata inoltre osservata una maggiore frequenza di lombalgia. Gli autori arrivarono a una conclusione interessante: i risultati non supportavano l’idea del nuoto come trattamento specifico per la scoliosi. Ma attenzione: questo studio è cross-sectional, cioè osservazionale. Non possiamo quindi dire “il nuoto provoca la scoliosi” oppure “il nuoto peggiora la scoliosi”. Lo studio mostra un’associazione, non dimostra un rapporto di causa-effetto.
E allora il tennis?
Se da una parte abbiamo considerato il nuoto quasi una “terapia”, dall’altra per molto tempo abbiamo guardato con sospetto gli sport asimmetrici. Il ragionamento sembrava semplice: “Se il bambino usa maggiormente un lato del corpo, svilupperà delle asimmetrie e queste potrebbero danneggiare la colonna”. Ma il corpo umano non funziona in maniera così semplice. Un gesto sportivo può essere asimmetrico senza che questo significhi necessariamente che la colonna stia subendo un danno.

Uno studio sui giovani tennisti
Nel 2016 è stato pubblicato sull’European Spine Journal uno studio particolarmente interessante. I ricercatori hanno confrontato 102 giovani tennisti agonisti con 203 ragazzi della stessa età che non praticavano tennis a livello agonistico. Sono state analizzate diverse caratteristiche della colonna vertebrale e la presenza di lombalgia. Il risultato? Non sono state riscontrate differenze significative nelle deformità della colonna vertebrale tra i due gruppi. Inoltre, non è stata evidenziata un’associazione tra la pratica del tennis e una maggiore presenza di lombalgia. Gli autori hanno quindi concluso che la pratica agonistica del tennis durante la crescita non risultava associata a un aumento del rischio di deformità della colonna o di lombalgia.
Sport asimmetrico non significa sport dannoso
Questo non significa che il tennis sia una terapia per la scoliosi. Significa però che possiamo mettere in discussione un’idea molto diffusa: un movimento asimmetrico non è automaticamente un movimento dannoso. Lo stesso principio deve essere applicato con cautela anche alle altre discipline sportive. Tennis, scherma, baseball, golf o lancio del giavellotto richiedono movimenti asimmetrici, rotazioni e gesti tecnici specifici. Ma l’asimmetria del gesto sportivo non equivale automaticamente a un’alterazione patologica della colonna vertebrale.
Quale sport deve praticare un bambino?
La domanda, probabilmente, è proprio questa. E forse la risposta non dovrebbe essere: “Qual è lo sport migliore per la colonna?”, ma: “Qual è lo sport che questo bambino può praticare con piacere, continuità e in maniera adeguata alle sue caratteristiche?” Tennis, nuoto, calcio, danza, atletica, scherma, pallavolo… Non esiste necessariamente uno sport “magico” capace di prevenire o correggere una scoliosi. E non esiste neppure uno sport che debba essere automaticamente vietato soltanto perché presenta movimenti asimmetrici.
E se il bambino presenta una scoliosi?
Se un bambino presenta una scoliosi già diagnosticata, una marcata asimmetria del tronco, dolore o cambiamenti evidenti durante la crescita, è importante valutare la situazione individualmente. La scelta dell’attività sportiva dovrebbe tenere conto di età, fase della crescita, caratteristiche della scoliosi, entità e andamento della curva, eventuale presenza di dolore, livello di pratica sportiva e caratteristiche e carico dell’allenamento. L’obiettivo non dovrebbe essere quello di togliere lo sport per paura di “rovinare la schiena”. Al contrario, l’obiettivo è permettere al bambino di continuare a muoversi e fare sport nel modo più adeguato possibile.
Attenzione alle asimmetrie.
Una spalla più alta dell’altra, una scapola apparentemente più sporgente, un’inclinazione del tronco, un bacino apparentemente asimmetrico o cambiamenti posturali evidenti durante la crescita non significano automaticamente che il bambino abbia una scoliosi. Possono però rappresentare un motivo valido per approfondire la situazione. La prima cosa da fare non è quindi vietare il tennis o iscrivere automaticamente il bambino in piscina. È capire cosa stiamo realmente osservando.
Movimento = salute
Il messaggio che vorrei lasciare ai genitori è semplice. Non scegliamo lo sport di un bambino basandoci sulla paura che un movimento asimmetrico possa “stortargli la schiena”. E non consideriamo il nuoto una terapia universale per qualsiasi problema della colonna. Lo sport deve prima di tutto essere movimento, divertimento, esperienza e crescita. Se esiste un problema specifico, sarà la valutazione del bambino a indicarci se e come modificare il percorso.
Bibliografia
Zaina F, Donzelli S, Lusini M, Minnella S, Negrini S. Swimming and spinal deformities: a
cross-sectional study. The Journal of Pediatrics. 2015;166(1):163–167. DOI:
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Zaina F, Donzelli S, Lusini M, Fusco C, Minnella S, Negrini S. Tennis is not dangerous for the spine during growth: results of a cross-sectional study. European Spine Journal.
2016;25(9):2938–2944. DOI: 10.1007/s00586-016-4452-1. PMID: 26920135.
McMaster ME, Lee AJ, Burwell RG. Physical activities of Patients with adolescent idiopathic scoliosis (AIS): preliminary longitudinal case-control study historical evaluation of possible risk factors. Scoliosis. 2015;10:6. DOI: 10.1186/s13013-015-0029-8. PMID: 25866554.
Nota sulla ricerca
Gli studi citati sono prevalentemente osservazionali. I risultati possono evidenziare associazioni, ma non permettono necessariamente di stabilire un rapporto di causa-effetto. Per questo è importante evitare sia il messaggio “il nuoto peggiora la scoliosi”, sia quello opposto “il nuoto cura la scoliosi”. La posizione più corretta è più sfumata: lo sport non dovrebbe essere demonizzato, ma neppure trasformato in una terapia universale.
Studio Reactiva | Piazza della Concordia 3, Vasto 328 201 7834 | Luca Liggieri – Fisioterapista e Osteopata
